DON CHISCIOTTE DELLA MANCIA

Don Chisciotte della Mancha

E’ il terzo bugiardo della letteratura che affronto. Il primo bugiardo, Pinocchio, burattino vivace, che mente per salvarsi da imbroglioni e assassini, da dottori e sapienti, da grilli parlanti e giudici farlocchi, da fatine buone che tanto buone poi non sono. Gli è andata male. Gli è toccato morire e rinascere “bravo bambino”, biondo e infiocchettato, perdendo la sua preziosa unicità, ma omologandosi ai modelli che una società falsa e perbenista detta. Il secondo, il Barone di Münchhausen, bugiardo patentato. Il suo ego é smisurato. Il mondo è ai suoi piedi. Usa uomini, animali, natura a suo piacimento e per i suoi scopi. Il Barone racconta di imprese strabilianti, non importa se buone o cattive, l’essenziale è che siano impossibili, in modo che gli ascoltatori riconoscano in lui il Superuomo. La cosa incredibile è che tutti credono alle sue impossibili avventure. Quanti ne abbiamo visti e continuiamo a vederne di Baroni di Münchhausen! Facce di pietra che ci raccontano balle spaziali con visi di cera e sorrisi a 99 denti! E più grosse le raccontano più noi imbecilli li applaudiamo! Il terzo èDon Chisciotte il quale mente a se stesso. Nella sua follia crea un mondo immaginario fatto di onore, dame da adorare e difendere e falsi codici cavallereschi in nome dei quali chiunque non risponda a tono alle sue domande o non conosca e adori la sua immaginaria Dulcinea deve essere ucciso. Forse è il più pericoloso di tutti. Incarna il fanatismo che porta alle guerre di religione, alle sante inquisizioni, agli stermini di massa in nome di falsi ideali. Se invece della lancia e del suo scassato Ronzinante il Cavaliere dalla Triste Figura avesse un fucile a ripetizione e un suv, farebbe stragi nei supermercati o nelle discoteche. Sono “macchiette” ma attenti a queste macchiette. Sono pericolosissime! E questi personaggi nei libri ci sono tutti!

Molte prove per raffigurare il Cavaliere dalla Trista figura. Nessuna soddisfacente. Ho pensato di realizzarlo al computer come il Barone di Münchhausen ma Don Chisciotte ha uno spessore maggiore del Barone, figura quasi fumettistica, Ho deciso alla fine di disegnarlo in maniera più realistica usando il tratto, la penna biro, e gli acquarelli. Le immagini realistiche sono accompagnate da alcuni divertimenti. Attualmente sto lavorando a questo progetto

Don Chisciotte – La vestizione

Don Chisciotte – La vestizione

Insomma tanto si immerse nelle letture, che passava le notti a leggere da un crepuscolo all’altro, e le giornate dalla prima all’ultima luce; e così, dal poco dormire e il molto leggere gli s’inaridì il cervello in maniera che perdette il giudizio.
Cap I pag 31

Libertà ti concede chi rimane privo di essa, o cavallo così eccellente per le tue gesta come disgraziato per la tua sorte! Vattene dove vorrai che sulla fronte porti scritto che non ti eguagliò in prestezza l’Ippogrifo di Astolfo, né il famoso Frontino che costò così caro a Bradamante:
Cap XXV pag 254

….camminò per tutta la giornata e al calar della sera il suo ronzino e lui si trovarono stanchi morti di fame;……..scorse, non lontana dal sentiero una locanda, e fu come se avesse visto una stella che lo guidasse non alle soglie soltanto, ma all’alta rocca della sua salvezza. Affrettò il passo e vi arrivò sul punto che imbruniva.
Cap II pag 37

Verso la Locanda – particolare

Sulla faccenda dell’asino stette alquanto a riflettere don Chisciotte per vedere se si ricordava di qualche cavaliere errante che avesse avuto uno scudiero a cavallo i di un ciuco; ma non gliene venne in mente nessuno:Cap VII pag 77

 

Sancio Panza – Divertimento

Don Chisciotte gli (al locandiere) assicurò che avrebbe fatto puntualmente ciò che gli assicurava, dopo di che fu deciso che facesse la vigilia d’armi in un ampio cortile che stava a fianco della locanda; e, riunitele tutte, Don Chisciotte le mise su una pila che stava accanto a un pozzo e imbracciato uno scudo, impugnò la lancia e con aria nobilissima cominciò a passeggiare vicino alla pila, e il suo passeggio incominciò che incominciava a far notte.
Cap.III pag 44

Vero è che per vedere se era forte e se poteva correr l’alea d’un colpo di spada, egli prese la sua e le assestò due fendenti, e già col primo e in un solo istante rovinò tutto il lavoro di una settimana.
Cap. I pag 32

E così dicendo, partì con la lancia abbassata contro colui che aveva parlato, con tanta collera e furia, che se la buona sorte non avesse fatto inciampare e cadere Ronzinante a metà strada, il temerario mercante se la sarebbe vista brutta.
Cap. IV pag 55

Per l’amor di Dio, Sancho – disse Don Chisciotte – quante bestialità stai snocciolando! Sta zitto, Sancio, per carità, e d’ora in poi occupati solo di spronare il tuo asino, e evita di farlo di ciò che non ti riguarda. E cerca di capire con tutti e cinque i sensi, che tutto quello che io ho fatto, faccio o farò, ha la sua ragione e è conforme alle regole della cavalleria, perché le conosco meglio di tutti quanti i cavalieri che le professarono al mondo.
Cap XXV pag. 249

L’ELMO DI MAMBRINO, DON CHISCIOTTE E L’UTOPIA (2)
Mambrino era un re moro, lo troviamo nei romanzi cavallereschi. (L’Orlando Innamorato, L’Orlando Furioso, La Gerusalemme liberata). Era un gigante come i suoi cinque fratelli. I racconti epici sono pieni di giganti. Mambrino aveva un elmo fatto di oro puro che rendeva invulnerabile chi lo indossava. La cresta dell’elmo di Mambrino era una figura minacciosa con la bocca aperta. Quando il vento soffiava ed entrava nella bocca si udiva una voce che diceva “Lunga vita al più nobile signore Mambrino”. Nel ciclo carolingio, Rinaldo uno dei dodici paladini di Carlo Magno e cugino Orlando, entrambi innamorati della bella Angelica, aveva decapitato in varie occasioni quattro fratelli di Mambrino. Quando Carlo Magno vince la guerra contro i mori Rinaldo uccide Mambrino in duello, decapitandolo e impossessandosi del suo elmo. L’Elmo di Mambrino era dunque molto ambito dai Cavalieri dei romanzi epici.
Arriviamo al Don Chisciotte di Cervantes. Don Chisciotte era un hidalgo, cioè un piccolo possidente terriero, che conduceva una vita grigia e noiosa. Siamo alla fine del1500 nella Mancha, regione interna della Spagna, precisamente della Castiglia. Come sappiamo Don Chisciotte aveva una biblioteca ricca di volumi che trattavano le gesta dei cavalieri di ventura, i cavalieri erranti che, accompagnati dal fido scudiero e seguendo il dettato di rigorosi codici cavallereschi, avevano il compito di porre rimedio a tutte le ingiustizie delle quali fossero venuti a conoscenza e compreso il salvataggio di fanciulle minacciate da briganti, draghi, pessimi giganti e e altri fastidiosi.
Tra le cose straordinarie del romanzo, oltre la sua modernità e l’ironia con cui Cervantes tratta le vicende e le regole cavalleresche, c’è la meravigliosa figura di Don Chisciotte, sulla cui personalità ognuno può dire la sua
Miguel de Unamuno, uno dei maggiori studiosi del Don Chisciotte, lo rappresenta come la figura scarnificata di un Cristo spagnolo, un Cristo di Velázquez, crocifisso a uno di quei mulini a vento contro cui si scagliava eroicamente, scambiandoli per perfidi giganti, in groppa al suo Ronzinante. Al superuomo di Nietzsche in questo caso, si sostituisce il superuomo cristiano, incarnato nella figura allampanata di un cavaliere che avanza per raddrizzare i torti del mondo.
Io, che l’ho disegnato, e lo sto ancora disegnando come lo immagino, vedo piuttosto nel Cavaliere dalla Trista Figura la rappresentazione di un uomo che, influenzato da letture di romanzi epici, letture in se non pericolose, si esalta a tal punto da immaginare un mondo irreale, dove il suo compito è quello del moralizzatore e raddrizzatore di torti e, in nome di deliranti codici etici, nel suo caso i codici della cavalleria, commette soprusi, e tenta di uccidere chi dichiara di non conoscere la sua Dulcinea o le regole dei cavalieri erranti, non ammettendo che qualcuno possa pensarla diversamente da lui. Incarna pertanto i tanti fanatici che opportunamente indottrinati possono commettere ogni sorta di follia. L’Hidalgo in questo caso è un uomo estremamente pericoloso. Solo la sua inettitudine e la pochissima prestanza del suo cavallo Ronzinante fanno finire le sue imprese in pessime figure.
Poi aggiungo, però, che Don Chisciotte è anche l’avventura, l’immaginazione, il sogno, il viaggio, l’utopia! E qui torniamo all’Elmo di Mambrino.
Un giorno, errando per le campagne della Mancia con il suo fido Sancho, incontra un barbiere che. per ripararsi dalla pioggia, si era messo in testa il suo catino, quello che i barbieri usano per lavare la testa dei clienti. Disse don Chisciotte: «Non vedi quel cavaliere che viene verso di noi sopra un cavallo grigio pomellato, che ha in testa l’elmo d’oro di Mambrino?». «Quello ch’io giungo a intravedere», rispose Sancho, «non è altro che un uomo sopra un asino scuro come il mio, che ha sulla testa qualcosa che luccica». «Ebbene, quello è l’ elmo di Mambrino» disse don Chisciotte”.
Don Chisciotte in questo caso è la rivendicazione del diritto all’utopia, il diritto di entrare in un suo mondo dignitoso di fronte alla miseria della vita quotidiana. E’ un inno alla libertà e all’indipendenza. «La libertà – dice Don Chisciotte a Sancho Panza – è uno dei doni più preziosi che Dio abbia dato agli uomini, né possono paragonarsi a essa i tesori che racchiude la terra o ricopre il mare; per la libertà come per l’ onore, si può e si deve arrischiare la vita». Questa lode della libertà è pronunciata dal Cavaliere dalla Triste Figura dopo esser fuggito dalle ricchezze e dagli onori che ha ricevuto nel castello di certi Duchi. «Hai ben visto la comodità e l’ abbondanza di cui abbiamo goduto in questo castello – continua Don Chisciotte – ebbene, in mezzo a quei banchetti squisiti e a quelle bevande ghiacciate, mi pareva di trovarmi nelle strettezze della fame, in quanto gli obblighi di ricambiare i benefici e i favori ricevuti sono vincoli che non lasciano spaziare liberamente l’anima. Beato colui a cui il cielo ha dato un tozzo di pane senza che gli resti l’obbligo di esserne grato ad altri che a Dio stesso!». Non si tratta di ricambiare i favori ricevuti, ma dire con forza no all’inchino. E’ anche la libertà di dire: “Quel copricapo, che a te sembra bacinella da barbiere, a me pare l’elmo di Mambrino e per un altro sarà qualcos’altro ancora”.
Questa frase è l’essenza dell’avventura fantastica di Don Chisciotte, che fugge dalla realtà verso un mondo di fantasia, definendo un principio che ha infinite applicazioni che possono però arrivare sino al relativismo morale. Pensiamo alla pubblicità, una modalità di comunicazione egemone (se non comunichi in modo suadente e affascinante o violento e penetrante, non esisti). E’ lecito e necessario decantare le qualità e la bellezza del prodotto o di altre cose, ma non stravolgere la realtà con l’illusionismo e l’inganno. Un po’ di sogno è necessario per vivere, ma non dobbiamo cedere acriticamente alle lusinghe. A credere cioè che la bacinella sia l’Elmo di Mambrino. Demostene ammoniva «nulla è più facile che illudersi perché l’uomo crede ciò che desidera». Non dobbiamo,quindi, farci prendere in giro dagli illusionisti però l’intellettuale, l’artista, ma chiunque, ha diritto al sogno, al viaggio, al guardare oltre i propri confini. Non rinunciando anche all’utopia. A conquistare insomma l’Elmo di Mambrino.

 

A questo punto scoprirono trenta o quaranta mulini a vento che si trovano in quella campagna, e non appena don chisciotte li vide, disse al suo scudiero: – La fortuna va incamminando le nostre cose assai meglio di quanto potremmo desiderarlo, perché guarda lì, amico Sancio Panza, che ci si mostrano trenta e più smisurati giganti,…..
Cap VIII pag 80

E così dicendo diede sprone al suo cavallo Ronzinante, senza far caso a ciò che gli gridava Sancio Panza per avvertirlo che erano certamente mulini a vento e non giganti, quelli che andava ad attaccare.
Cap. VIII pag 80

Don Chisciotte contro i Mulini a vento scambiati per Giganti

E levatisi in fretta i calzoni, restò in camicia e carne nuda e sull’istante diede due calci all’aria e due capitomboli a testa in giù e i piedi in alto, scoprendo cose, che per non doverle vedere di nuovo, Sancio voltò le briglie a Ronzinante e si ritenne pago e contento di poter giurare che il suo padrone era uscito pazzo.
Cap XXV pag 264

DON CHISCIOTTE CON PINOCCHIO
Evviva un mondo che, come un caleidoscopio, mescolando continuamente forme, colori e idee crea infinite combinazioni di immagini sempre diverse, fonte ogni volta di meraviglia. Così se si potessero abbattere anche le barriere spazio-temporali che impediscono incontri straordinari, potrebbe anche capitare di vedere una coppia di grandi bugiardi innocenti, uno con l’armatura, l’altro di legno stagionato, passeggiare per qualche luogo della Spagna, della Toscana o, perché no, tra le masserie e le garighe del Salento.

Don Chisciotte e Pinocchio

La Governante e Sansone Carrasco il baccelliere laureato a Salamanca, Cap VII vol 2

 

Il primo pertanto che maestro Nicolò (IL BARBIERE) gli porse fu quello dei Quattro libri d’Amadigi di Gaula. «Sembra, disse il curato, che qui vi stia qualche mistero, da che, a quanto intesi dire, questo fu il primo libro di cavalleria stampato in Ispagna, e gli altri tutti che di poi gli tennero dietro pigliarono da lui principio ed origine. Laonde mi pare che come capo di mala setta si debba dare alle fiamme senza veruna remissione. —
cap VI pag

disegnano Don Chisciotte

La solitudine di Don Chisciotte

Parla l’Oste E dove lasciamo noi il buon don Cirongilio di Tracia? Fu sì animoso e valente che navigando, come leggesi nel libro della sua istoria, per un fiume, ed essendo uscito dall’acqua un drago di fuoco, nol vide egli appena che gli saltò in groppa, e gli strinse con ambedue le mani la gola per modo che sentendosi il drago in procinto di essere strozzato, non trovò altro scampo che piombare al fondo del fiume strascinando seco il cavaliere che non per questo si volle staccare da lui: e quando poi furono abbasso egli si trovò in un palazzo e in un giardino sì vago ch’era maravigliosa cosa a vederli; ed ivi il drago si trasformò in un vecchio decrepito, da cui tali e tante cose gli furono dette che non si potrebbero sentire di più.
Vol 1 cap XXXII pag 348

Il Drago work in progress

Il cavallo Clavilegno, La Duchessa, il Gigante Malambruno, la Contessa Sconsolata e le sue ancelle barbute per un maleficio, la Regina Marguzia e il feroce scherzo di cui furono vittime Don Chisciotte e Sancho Panza.
Vol II cap 29 – 45.
Penna biro e matita su cartoncino Arches.

Il cavallo Clavilegno, La Duchessa, il Gigante Malambruno, la Contessa Sconsolata e le sue lancelle barbute per un maleficio, la Regina Marguzia e il feroce scherzo di cui furono vittime Don Chisciotte e Sancho Panza.
Vol II cap 29 – 45.
Penna biro e matita su cartoncino Arches.

…per come l’amo io Dulcinea del Toboso vale quanto la più alta principessa della terra.
Cap XXV pa 259 – 260

Aldonza Lorenzo. La conosco bene – disse Sancio – e posso dire….
Cap XXv pag 258

Aldonza Lorenzo 2

Comparve la giovine Marcella adorna di sì grande bellezza da avanzarne di gran lunga la fama. Quelli che fin allora non l’aveano veduta, la stavano osservando con ammirazione e silenzio, e gli altri ch’erano accostumati ad averla sott’occhio, restaron eglino pure sì meravigliati come se la vedessero allora per la prima volta.

Il mio intelletto è ora libero e chiaro senza le ombre caliginose dell’ignoranza, in cui l’aveva avvolto la continua e detestabile lettura dei libri di cavalleria. Io riconosco ora le stravaganze e i loro inganni, e mi duole soltanto d’essermene accorto troppo tardi, poiché non mi resta più tempo di compensare il mio fallo con la lettura d’altri libri che possano illuminarmi l’anima. Vorrei morire in modo da far capire che la mia vita non è stata tanto cattiva da meritarmi la reputazione di pazzo: perché sebbene lo sia stato, non vorrei confermare questa verità con la mia morte”. Vol II Cap 74

 

Aspettando Don Chisciotte

 

L’amore di Sancho Panza per Don Chisciotte

Don Chisciotte Meccanico

Don Chisciotte – Ritratto 1989

Don Chisciotte ritratto 2005

Don Chisciotte Ritratto 3 matita. Prova di realizzazione in digitale

Don Chisciotte prova disegno digitale

Don Chisciotte – Divertimenti

Don Chisciotte e Ronzinante – Caricatura 1997



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